Abbazia del Goleto – S. Angelo dei Lombardi (AV)

L’Abbazia del Goleto è situata in una piana di Sant’Angelo di Lombardi e fu edificata da San Guglielmo da Vercelli intorno all’anno 1133, che fondò anche quella di Montevergine.

San Guglielmo, al Goleto, volle fortemente un monastero al femminile ove affiancò un piccolo convento maschile, affinchè i monaci avessero il compito di vegliare e gestire economicamente le monache che vivevano in clausura.

Il monastero diventò ricco e potente, sia dal punto di vista artistico che di possedimenti terrieri (all’epoca per chi desiderava prendere i voti era prevista una ricca dote).

Le principali fautrici del successo del monastero furono le abbadesse Febronia, Marina I, Marina II, Agnese e Scolastica, che riuscirono a guadagnarsi benevolenza e stima in loco, a farsi rispettare e pertanto diventarono molto potenti.

Come in ogni società di stampo patriarcale la loro potenza infastidiva e pertanto le Abbadesse venivano di sovente osteggiate e contrastate, ma riuscirono a resistere anche ad assalti ed incursioni.

Purtroppo con la peste del 1348 iniziò inesorabilmente il declino, e con la morte dell’ultima Abbadessa, Papa Giulio II° colse l’occasione per sopprimere il monastero, che successivamente venne unito a quello di Montevergine, dove fu trasferita la salma di San Guglielmo.

Tra alti e bassi e alternanza di Monaci di vario ordine, il Goleto fu ripreso ma poi lasciato poiché definitivamente soppresso nel 1807 da Napoleone Bonaparte, entrando quindi in uno stato di totale abbandono.

Fu depredato di tutti gli oggetti artistici spartiti poi tra i vari paesi della zona, mentre le strutture si coprirono di rovi ed in parte crollarono; forti danni inoltre furono causati dal terremoto dell’Irpinia 1980 con il cedimento degli archi della Chiesa grande.

Solo per intervento della Sovrintendenza Belle Arti con l’Architetto Carmine Gambardella inizia finalmente l’opera di recupero.

Il complesso religioso del Goleto si divide in diverse zone che comprendono Chiese, chiostri e torri. La torre Febronia, così chiamata dal nome dell’abbadessa che ne volle la costruzione nel 1152 per difendere il monastero, è in stile romanico e molti dei blocchi utilizzati per la sua costruzione, che tra l’altro presentano numerosi bassorilievi, provengono da un mausoleo di epoca romana dedicato a Paccio Marcello. La torre, a cui si accedeva tramite un ponte levatoio, è a due piani e sul piano superiore presenta alcune statue sempre in stile romanico

La Chiesa inferiore, conosciuta anche come cappella funeraria, risale al 1200 ed è divisa in due navate le quali sono separate da colonne monolitiche con bassi capitelli; dalle colonne inoltre partono degli archi che reggono la crociera e terminano in altre colonne fissate nelle pareti laterali. Tutta la struttura è in chiaro stile romanico pugliese, anche se comunque differisce molto dall’impianto originario: mancano infatti le zone absidali. Al suo interno si conserva un sarcofago in pietra rossa, mentre da un accesso laterale si raggiunge l’area dove un tempo sorgeva la basilica del Salvatore, andata completamente perduta.

La Chiesa superiore di San Luca, costruita nel 1255 è la principale opera del complesso del Goleto e si accede tramite una scala il cui corrimano raffigura un serpente con all’estremità la testa, con un pomo in bocca. La facciata presenta un portale ad arco a tutto sesto, sul quale sono riportate alcune scritte che ricordano la costruzione della chiesa per volere dell’abbadessa Marina II per ospitare le spoglie di san Luca, sormontato da uno splendido rosone a sei luci.

All’interno la Chiesa è divisa in due navate separate tramite due colonne, che sorreggono anche le coperture a crociera ogivale, le quali terminano in dieci colonne lungo le mura perimetrali; le colonne presentano basi ottagonali e capitelli decorati con foglie. Sono due gli altari presenti, di cui uno in marmo, sorretto da quattro colonnine, ognuna con capitello e basamento differente tra loro. Degli affreschi presenti rimangono solo poche tracce, come due medaglioni raffiguranti le abbadesse Scolastica e Marina e qualche tratto della vita di san Guglielmo. All’esterno la chiesa si completa con due absidi con barbacani decorati con teste di animali e motivi ornamentali.

La chiesa grande fu edificata tra il 1735 ed il 1745 su disegno dell’architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro: si presenta priva della copertura, in parte crollata e in parte distrutta da un incendio e di alcuni archi, crollati a seguito del terremoto del 1980. La chiesa è a croce greca e presentava una cupola centrale. Rimangono alcuni stucchi, soprattutto nei pressi delle nicchie e la pavimentazione, completamente restaurata.

La maggior parte delle decorazioni che rimangono visibili sono rappresentate da pietre scolpite come alcune figure di animali, risalenti al XII secolo e parzialmente rovinate, poste nei pressi dell’ingresso, il sarcofago che custodiva le spoglie di san Guglielmo, due figure romane ed una scultura, posta sul campanile, risalente al periodo augusteo.

Abbiamo avuto onore e piacere di avere come guida Don Salvatore Sciannamea, che con la sua narrazione storica ha fatto apprezzare ancor di più questo stupendo luogo ricco di pace e spiritualità.

Ho acquistato il libro di Don Salvatore “Come amare gli altri e vivere da fratelli” di una delicatezza unica, che prossimamente vi recensirò in un prossimo articolo

L’Abbazia rientra nel percorso “Il cammino di San Guglielmo”.

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