Il Carnevale irpino e la “Zeza di Bellizzi”.

Il perdurare dell’emergenza Covid 19 non ci permette ancora di festeggiare nella nostra Irpinia il Carnevale 2022.

E’ doveroso pertanto tramandarne la tradizione, anche attraverso foto ricordo e racconti, soprattutto per la rinomata “Storia di Zeza”.

La “Zeza di Bellizzi”, è un Teatro popolare di Piazza di origini antichissime che risale al ‘600, affermatosi nel tempo a Bellizzi – Frazione di Avellino.

Bellizzi era la residenza estiva e di caccia dei Regnanti dell’epoca ad Avellino, la famiglia Caracciolo.

La Zeza, incentrata prevalentemente su balli e canti popolari, si esibiva e si esibisce ancora attraversando le strade della città.  

I Caracciolo, all’epoca, avendo gradito la rappresentazione popolare dal gran folklore , ne incentivarono la tradizione nel tempo conservandone fedelmente i costumi, e nel contempo, preservandola da contaminazioni, stemperandone solo parzialmente il linguaggio, inizialmente piuttosto colorito.

Nel corso degli anni la Zeza è stata insignita di numerosi riconoscimenti dalla critica, ed invitata ad esibirsi in vari Teatri italiani tra cui il Mercadante di Napoli, al carnevale di Venezia, Pisa ed altri ancora.

Il testo però è stato scritto solo qualche decennio fa dal maestro Roberto De Simone, che lo inserì nella famosa “Gatta Cenerentola” vincendo il Festival dei Due Mondi di Spoleto.

          Caratteristica principale della Zeza di Bellizzi è il divieto assoluto di partecipanti di sesso femminile, pertanto gli attori nel tempo hanno affinato il maquillage e la coreografia minuziosa dei costumi, con una cura quasi maniacale per l’estetica.

          La storia racconta di Pulcinella e la moglie Zeza. La coppia ha una figlia, Porzia, che intraprende una “Love story” con “Don Zenobio”.  Il legame è fortemente ostacolato dalla gelosia del padre Pulcinella, nel quale prevale una radicata cultura patriarcale.

Ciò provoca esasperati conflitti generazionali, dove la ribellione della figlia e le imposizioni del padre si alternano. Pulcinella è accecato dall’obiettivo di tutelare l’onore della figlia.

          La madre Zeza assume, di conseguenza, un atteggiamento da “ruffiana” in totale complicità con la figlia, per favorirne gli incontri con l’innamorato.

          Pulcinella, scoperta la tresca, irrompe violentemente e la storia va avanti tra colpi di scena e duri alterchi. Durante la lite Don Zenobio ferisce Pulcinella.

A questo punto Pulcinella viene guarito dallo stesso Don Zenobio, che studia Medicina ma solo in cambio della mano della figlia, e tra imprecazioni e richieste colorite da parte della moglie, la recita culmina in una ricomposizione bonaria.

La quadriglia finale esplode all’impazzata e chiude la festa del Carnevale con un tripudio di canti e balli coinvolgenti capaci di trascinare tutta la Comunità. In questi giorni, visitando la pagina @irpiniaviaggiaeassagia troverete nelle storie i video dei balli e canti.

La Zeza di Bellizzi con sommo onore per l’Irpinia intera è già da anni annoverata tra i Beni immateriali della Regione  Campania.

E voi conoscete altri racconti di carnevale? Vi aspetto nei commenti.

Happy Carnival!

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